il discorso di putin

Dopo il grande meeting della Nato e del G7, tenutosi ieri a Bruxelles, in cui il presidente degli Stati Uniti Biden aveva promesso che “se la Russia userà armi chimiche, risponderemo” (ma Mosca ha negato l’utilizzo di bombe al fosforo), oggi il capo della Casa Bianca ha fatto visita alle truppe americane di stanza in Polonia, dove ha detto che “la posta in gioco non è solo la difesa dell’Ucraina ma la democrazia nel mondo”. Il Consiglio europeo ha invece continuato ad esaminare la situazione della guerra in Ucraina, a un mese dallo scoppio del conflitto, e ha rinnovato l’impegno a sostenere Kiev e a favorire le sue aspirazioni di ingresso nell’Ue.

Ma quella di oggi è stata, come da 30 giorni a questa parte, un’ennesima giornata di scontri, combattimenti e morte: a Kharkiv è stato bombardato il policlinico, provocando 4 decessi; le forze armate del paese sotto attacco hanno comunicato che controllano ancora Mariupol (dove il sindaco ha lanciato l’allarme: “Nel teatro si temono 300 morti”). Il conteggio dei bambini vittime del conflitto ha invece toccato la soglia di 135 (184 i feriti), mentre il numero complessivo dei civili ucraini deceduti ha superato le mille unità, stando ai dati dell’Onu. Contemporaneamente, fonti interne di Kiev hanno aggiornato il dato sui soldati russi uccisi dall’inizio della guerra, che avrebbe superato i 16 mila.

Giornata di trattative e colloqui, come sempre: da un lato, il governo ucraino ha ammesso che “i negoziati in corso con Mosca sono molto difficili”, ribadendo tuttavia che non rinuncerà alle proprie richieste; dall’altro, la Russia che ha messo in chiaro il proprio “obiettivo prioritario”: il controllo del Donbass e il riconoscimento dell’autonomia della regione da parte della capitale ucraina. Allo stesso tempo, secondo fonti trapelate dall’esercito di Kiev riportate da Sky News, sembrerebbe che gli ufficiali russi, per tenere alto il morale delle truppe dopo settimane sfiancanti di avanzate e retrocessioni, avrebbero loro promesso che “la guerra finirà entro il 9 maggio”, giorno in cui si celebra a Mosca il Giorno della vittoria nella “Grande guerra patriottica”, come in Russia viene chiamata la Seconda guerra mondiale. In quell’occasione, per la sfarzosa parata militare che ogni anno si tiene sulla Piazza Rossa, l’esercito russo sarà tornato a casa.

Ma i segnali di insofferenza verso i superiori continuano a manifestarsi nelle truppe di Mosca: oggi il colonnello Yuri Medvedev, alla guida della 37a Brigata fucilieri motorizzata, è stato investito da un soldato russo suo sottoposto a bordo di un tank, come ha riportato il Financial Times, per le pesanti perdite subite da quel reparto. I combattimenti hanno fatto segnare la morte di un altro graduato dell’esercito di Mosca, il generale Yakov Ryezantsev, morto a Chornobaivka, luogo d’intensi combattimenti a nord di Kherson.

Papa Francesco, nel rinnovare il suo costante appello alla cessazione delle ostilità, ha consacrato al Cuore della Vergine Maria la Russia e l’Ucraina, e i rispettivi popoli, “che con affetto filiale la venerano come Madre”. La diplomazia ha continuato a offrire segnali incoraggianti verso una risoluzione della crisi, con Kiev che ha indicato anche l’Italia come uno dei garanti della sicurezza del paese. Il presidente turco Erdogan ha invece rassicurato Zelensky sull’impegno dell’Alleanza atlantica a difendere l’integrità territoriale dell’Ucraina.

Nella conferenza stampa finale dopo il Consiglio europeo, il premier Mario Draghi ha dichiarato che “il modo migliore per dimostrare di volere la pace è cessare le ostilità e sedersi al tavolo” e che “la pace la stiamo cercando, io la sto cercando veramente. Gli altri leader europei, come francesi e tedeschi, hanno avuto colloqui con Putin e li avrò anch’io”.

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