Non passa la sfiducia al governo francese, per soli nove voti, e la riforma delle pensioni è legge. Serata ad alta tensione in tutto il Paese e in particolare a Parigi dove nei pressi dell’Assemblée National sono in corso proteste. Sono stati lanciati oggetti da parte dei manifestanti contro la polizia che aveva dato ordine di dispersione della manifestazione non autorizzata. Polizia che ha risposto con cariche e lancio di lacrimogeni.

Migliaia le persone in strada, a poca distanza da Palais Bourbon, sede dell’Assemblée nationale. Alcuni di loro hanno cominciato a lanciare sassi e a dare fuoco ai cassonetti pieni di immondizie a causa dello sciopero.

Proteste scattate subito dopo la votazione che ha salvato il governo di Elisabeth Borne per soli 9 voti, con la riforma che aumenta l’età minima per la pensione da 62 a 64 anni che è a tutti gli effetti legge. “Adesso è ora di passare alla sfiducia popolare”, ha ribadito Jean-Luc Mélenchon, invitando i francesi a non arrendersi e a proseguire la battaglia “con le manifestazioni, con gli scioperi”.

Proprio Nupes, il partito di Melenchon, insieme al gruppo indipendente Liot e a Rassemblemnt National di Marine Le Pen hanno presentato le due mozioni di censura, equivalenti alle nostre mozioni di sfiducia. Le Pen, parlando ai microfoni di Bfmtv, ha chiesto a Macron di “presentare un altro governo ai francesi” perché “la crisi non sarà risolta se lui non lo farà”.

Dopo giorni di tensioni, proteste e scioperi, adesso la Francia rischia il blocco totale con gli studenti pronti a scendere in piazza e interi settori lavorativi, dalle raffinerie ai trasporti passando per la nettezza urbana e la sanità, pronti a manifestare ininterrottamente.

La prima mozione di censura ha raccolto 278 voti, nove in meno per raggiungere la maggioranza assoluta. La seconda presentata da Rassemblement National (RN) ha raccolto solo 94 voti.

In base all’articolo 49.3 della Costituzione francese il governo resta in carica e la riforma delle pensioni è adottata dal Parlamento e dovrebbe entrare in vigore il prossimo primo settembre 2023. Ma la battaglia dei partiti di opposizioni e dei cittadini francesi farà di tutto per impedirlo.

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