I timori per la salute e la diffusione del contagio restano altissimi ma non prevalgono più sulle crescenti preoccupazioni economiche. Oltre l’allarme sanitario, il nuovo Covid19 è responsabile anche di un’altra grave emergenza che col proseguire delle misure di contenimento si sta facendo sempre più drammatica: quella economica. “Le perdite dall’inizio della crisi e dall’avvio del lockdown sono stimate in 34 miliardi di euro. I dipendenti stanno ancora aspettando la cassa integrazione, il decreto stenta a decollare, ed alcune riaperture posticipate al primo giugno significano altri 9 miliardi di danni. Moriranno 50.000 imprese e 350.000 persone perderanno il posto di lavoro. Il blocco, seppur temporaneo, delle attività produttive ha generato per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell’unica fonte di reddito familiare. A pagare il prezzo più alto, secondo la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, vi sono le coppie con figli (377.000, 37%) e i genitori single (439.000, 12%)”.

Dietro ad ogni azienda, per ciascun progetto, in ogni ruolo differente, ci sono uomini, soli o con famiglie, disperati e senza uscita da una situazione mai riscontrata prima di cui non si possono stimare previsioni. L’incertezza può attivare e amplificare meccanismi ansiosi o depressivi a seconda del contesto specifico e dello stile di personalità. I rischi del persistere di questa situazione di emergenza si ripercuotono sulle energie mentali in possesso. Così, ad una prima fase “di sopravvivenza”, ne segue una seconda definita “di spegnimento” delle risorse a disposizione e chiusura nell’oscurità, nell’angoscia e nella disperazione. Appare evidente quanto sia fragile e minacciato il benessere psicologico di un nucleo familiare in quarantena, a cui oltre allo stress da isolamento e al timore di contagio si aggiunge un’elevata preoccupazione economica ed impossibilità di fronteggiare le spese quotidiane. Ciò comporta un malessere individuale che sfocia in difficoltà di comunicazione, nervosismo e intolleranza all’interno della famiglia.

Diversi studi epidemiologici hanno evidenziato una relazione tra crisi economica globale e aumento del rischio di sviluppare problemi di salute mentale nella popolazione (Riunione Scientifica della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, SIEP in collaborazione con il reparto di Salute Mentale, CNESPS, 2013). Le difficoltà economiche sono risultate fortemente associate a sintomatologie depressive. Viene così a generarsi un circolo vizioso in cui disturbo psicologico e condizione economica divengono una spirale ossessiva che è difficile fermare e che potrebbe indurre nel peggiore dei casi, a comportamenti spropositati. Purtroppo si parla poco dell’impennata dei suicidi durante quest’emergenza Covid19, eppure l’aumento è rilevante quanto le cause. Una condizione così pesante di ansia, stress, panico, forme di ipocondria, segregazione, insufficienza di stimoli e assenza di prospettive, lascia perdere a poco a poco la propria forma umana, dando spazio solo al buio della mente. Va specificato che il suicidio è un evento multifattoriale: non basta una causa, ma sono tanti gli elementi che vanno a concatenarsi perché si realizzi. La perdita di speranza nei confronti di sé stessi, del mondo e del futuro e la presenza costante di un sentimento di disperazione possono facilmente portare la persona depressa a vedere nel suicidio l’unica strategia di coping possibile per fronteggiare il dolore.

Ma la vera rivalsa risiede nel non restare soli in questo isolamento: mantenere la relazione con l’altro, a distanza o in presenza, nutrendosi tramite la connessione, chiedendo qualsiasi tipo di aiuto e lasciarsi aiutare che sia supporto psicologico, affettivo o economico. D’altra parte ognuno può dare all’altro, chi in denaro, chi in sentimento. Non è il momento di dar spazio a orgogli e egoismi. La risorsa della condivisione è infatti la principale fonte di cura per l’essere umano, ed ecco perché solidarietà e appartenenza alla comunità rappresentano il principio della R-Esistenza. L’amore e l’emozione sono in grado di ristabilire una piramide di bisogni riattivando la motivazione umana che consente di acquisire lucidità e dare al pensiero una forma positiva: l’unica in grado di aprire la mente a idee e soluzioni nuove. Le emozioni positive servono ad allargare le prospettive sulle possibili azioni future, fornendo una maggiore quantità e qualità di scelte disponibili, anche laddove sembra non ci siano alternative.

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