L’Ucraina è “una colonia americana con un regime fantoccio” con i giudici che “sono controllati” dall’ambasciata Usa”. E poi ancora: “Kiev rappresenta una minaccia per la sicurezza della Russia“. Sono alcune dichiarazioni, durissime, rilasciate dal presidente Vladimir Putin nel corso del suo discorso alla Nazione.

Il presidente russo parla dopo aver annunciato di riconoscere le repubbliche separatiste autoproclamate di Donetsk e Luhansk (Dpr e Lpr), nel territorio del Donbass. Poi davanti alle telecamere Putin ha firmato il decreto, aumentando considerevolmente i timori di una imminente invasione dell’Ucraina. Per gli Usa è ormai questione di ore o giorni. Anche perché nel decreto il presidente russo ha inserito anche un ordine per il suo esercito: dovrà “assicurare la pace” nei due territori, facendo seguito a una richiesta dei leader locali.

La decisione di riconoscere i territori separatisti segna una frattura insanabile o quasi nelle tensioni tra Russia e l’Occidente. Il timore è che Mosca possa usare il Donbass per inviare apertamente militari ed equipaggiamenti all’interno dei confini ucraini. Putin ha accusato il governo ucraino di “cercare di entrare in conflitto con Mosca”, descrivendola come “un burattino” in mano altrui, un Paese creato dalla Russia, “parte integrante della storia e della cultura russa“, svendutosi a una tradizione che non è la sua nonostante “la Russia ha ripagato completamente i debiti dell’Ucraina, ma Kiev ha rifiutato di rispettare gli accordi sulla restituzione delle proprietà”. La Russia ha chiesto garanzie ai Paesi occidentali del fatto che la Nato non ammetta l’Ucraina come membro, e Putin ha specificato che una moratoria non basterà. Ha anche chiesto che l’Alleanza metta fine ai dispiegamenti di armi in Ucraina e ritiri le forze dall’Europa orientale. Richiesta al momento respinte.

“Se ci sarà un’annessione ci saranno sanzioni, e se ci sarà un riconoscimento (del Donbass, ndr), metterò le sanzioni sul tavolo e i ministri decideranno” ha annunciato l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, nella conferenza stampa al termine del Consiglio Affari Esteri Ue. “Abbiamo un pacchetto già preparato, questo pacchetto ha diverse componenti che possono essere implementate con certi gradi a seconda del livello di aggressione”, ha risposto Borrell a chi gli chiedeva se le sanzioni da imporre in caso di riconoscimento dell’indipendenza del Donbass fosse lo stesso preparato per l’eventuale aggressione russa all’Ucraina. Minaccia analoga è arrivata dagli Stati Uniti.

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