Aveva pianificato tutto Martina Patti, la 23enne accusata dell’omicidio della figlioletta di 5 anni, Elena Del Pozzo, avvenuto nel primo pomeriggio di lunedì 13 giugno a Mascalucia, in provincia di Catania. Dal finto sequestro alle fantomatiche minacce rivolte dal commando e relative a vecchie vicende giudiziarie dell’ex convivente, Alessandro Del Pozzo, 24 anni. La giovane mamma ha confessato di aver ucciso la bambina, colpita con diverse coltellate al collo, all’orecchio e alla parte superiore della schiena prima di sotterrarla parzialmente in un terreno distante circa 600 metri dalla sua abitazione, all’interno di ben cinque sacchi di plastica.

Ha confessato di aver ucciso la piccola Elena senza però spiegare il movente. Il coltello non è stato ancora ritrovato così come non è ancora chiaro dove è avvenuto l’omicidio: se all’interno dell’abitazione (anche se la Scientifica non ha rinvenuto tracce di sangue, forse ripulite dalla donna) o nelle immediate vicinanze. Un omicidio raccapricciante, orribile dettato – secondo una parziale ricostruzione degli investigatori non confermata dalla donna – dalla gelosia che provava nei confronti dell’ex compagno e della sua nuova fidanzata. Martina temeva che la piccola Elena si legasse sempre di più alla nuova ‘donna‘ del genitore, così avrebbe attuato il piano diabolico procurandosi dalla mattina di lunedì 13 giugno pala e zappa, già posizionate nel giardino di casa, e organizzando la messa in scena del rapimento che non ha convinto, sin dalle prime battute, i carabinieri e la procura di Catania

Patti è destinataria di un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti perché ritenuta responsabile di omicidio premeditato pluriaggravato della figlia, nonché della soppressione del cadavere sotterrandolo. Le indagini hanno consentito di ricostruire, seppur in una fase procedimentale caratterizzata dall’assenza del contraddittorio, i reali accadimenti e di definire la responsabilità personale a seguito della denuncia presentata dalla stessa madre della piccola, quando, suscitando un gravissimo allarme sociale, veniva segnalato il sequestro della predetta Elena ad opera d un non meglio indicato gruppo di uomini incappucciati che, verso le 15, dopo aver bloccato l’autovettura condotta dalla madre lungo la via Piave e minacciatala mediante una pistola o una mazza, l’avrebbero rapita, preannunciandone la morte.

Nella circostanza, secondo quanto riferito dalla donna, l’episodio sarebbe una conseguenza del comportamento dell’ex compagno per non aver ascoltato precedenti messaggi minatori fattigli recapitare presso la propria abitazione in ragione del tentativo posto in essere di individuare il reale complice di una rapina ai danni di una gioielleria di Catania al posto del quale venne arrestato il 15 ottobre 2020 e successivamente assolto nel settembre 2021 per non aver commesso il fatto.
Le prime risultanze investigative, anche grazie alla tempestiva acquisizione di idonee telecamere di videosorveglianza, hanno consentito di accertare la mancata corrispondenza al vero del fatto denunciato, attesa l’assenza di gruppi “armati” in via Piave nelle fasce orarie indicate e nonostante una strenua difesa ad oltranza della propria versione da parte della Patti.

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