Fondo giovani con tassa di successione, Carfagna boccia idea Letta: "Impossibile, diseguaglianza Nord Sud intollerabile"

Mara Carfagna lascia Forza Italia dopo quasi 20 anni, non venti giorni, e Matteo Salvini si rende protagonista dell’ennesima polemica inutile. Il leader della Lega ha così commentato l’addio al partito di Silvio Berlusconi della ministra per il Sud nell’ultimo governo guidato da Mario Draghi e di Renato Brunetta e Maria Stella Gelmini: “Mi stupisce gente che è stata eletta con il centrodestra, governato per il centrodestra fino a ieri e poi allegramente, come Brunetta e la Gelmini dicono che vanno a sinistra. Io – ha sottolineato in diretta su Rtl 102.5  – faccio politica per passione e per lavoro, ma ho la stessa tessera di partito in tasca da trent’anni”

Immediata la replica, via Twitter, del ministro per gli Affari regionali Gelmini: “Qui l’unico vero tradimento è quello compiuto da Salvini che, con la complicità di Forza Italia, ha voltato le spalle all’Italia e a molti elettori di centrodestra, pur di rincorrere Meloni e non perdere altri consensi. Salvini da te nessuna lezione”.

Dopo giorni di riflessione, invece Mara Carfagna ha ufficializzato il suo addio al partito di Silvio Berlusconi dopo che “lo scorso 20 luglio si è varcato il Rubicone”. In una intervista a Repubblica spiega le ragioni della sua uscita da Forza Italia: “La mancata fiducia a Draghi indica la rinuncia a ogni autonomia della componente liberale dalla destra sovranista – afferma – Fino al 19 luglio FI non avrebbe avuto alcun dubbio sulla linea in caso di problemi del governo: favorire la conclusione ordinata della legislatura, mettere in sicurezza famiglie e imprese, sostenere il premier più rispettato d’Europa per poi poterne rivendicare i successi in campagna elettorale. Dal 20 luglio il Rubicone è stato varcato. È stata fatta una scelta di totale discontinuità con la nostra storia e con le nostre relazioni europee e occidentali”.

Dopo quanto successo a Brunetta, Carfagna spiega di non temere ‘pestaggi mediatici’. “Perché dovrei averne? Oltretutto, in passato ho subito molti pestaggi mediatici e ho sempre risposto con la forza del mio lavoro. Qualsiasi saranno le scelte, poi, la mia lealtà personale a Berlusconi resta, e tutti lo sanno”, aggiunge. “Credo che l’esperienza del governo di salvezza nazionale, una esperienza davvero patriottica fondata su una visione concreta dei problemi e degli impegni internazionali dell’Italia, meriti un secondo tempo. Ci serve più europeismo e più credibilità verso ogni nostro alleato. È necessario affrontare le grandi questioni dello sviluppo, delle tasse, del lavoro, per risolverle e non per fare propaganda – risponde in merito all’invito di Carlo Calenda di costruire un fronte repubblicano – E penso anche all’azione per il Sud: per la prima volta dopo vent’anni il governo Draghi non lo ha trattato come zavorra ma come area su cui investire per creare più lavoro e più servizi. Il mio “fronte” è questo, questa sarà la mia battaglia del futuro”.

Carfagna sottolinea “due dati di fatto: gli applausi di Putin alla crisi e le centinaia di messaggi di sindaci e imprenditori che da giorni mi dicono ‘ma siete impazziti?’. Per quattro anni, mi sono battuta all’interno del partito per difendere la sua collocazione europeista, occidentale e liberale, dall’abbraccio del sovranismo”. Quanto alla Meloni, “ha tutto il diritto di proporre la sua premiership: se l’è guadagnata, guida un partito che ha ampiamente sorpassato la Lega e ha il triplo di voti di FI. A Draghi si è sempre opposta, per molti versi è la più coerente. Ma la sua idea dell’Italia non è la mia. Io penso che l’Italia non debba somigliare all’Ungheria di Orban, ma alla Germania di Merkel. Penso che Steve Bannon sia un cattivo maestro. Penso che l’integrazione politica ed economica europea siano un’ancora di salvezza, non un pericolo per il nostro Paese”, ha concluso Carfagna.

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