“Il consenso della premier e’ ancora molto alto, la luna di miele non e’ finita. Tuttavia la crescente irritazione di Meloni con gli alleati e con la stampa dimostra un nervosismo inatteso dopo neanche cento giorni. Del resto l’effetto novita’ si affievolisce, contraddizioni e incoerenze aumentano e quanto a Berlusconi e Salvini, sono due alleati non facili da gestire. A cio’ si somma il fatto che Meloni ha iniziato a sbagliare, come dimostra il suo eccesso di comunicazione sulla vicenda benzina”, inizia così una lunga intervista di Matteo Renzi a La Stampa.
La Meloni prima ha rivendicato senza fumogeni demagogici il ‘rialzo’ delle accise, poi ha negato le sue promesse pre-elettorali e alla fine ha aperto una trattativa con maggioranza e benzinai: “Ha detto tutto e il contrario di tutto. Per fortuna le hanno suggerito di fermarsi con post e video altrimenti avrebbe negato anche di chiamarsi Giorgia. Dare la colpa ai benzinai ‘speculatori’ dell’aumento delle accise votato dal governo e’ stato un autogol”. Le opposizioni somigliano al Bartali che ripete stancamente ‘l’e’ tutto da rifare’. Al netto della propaganda, “occorre avere un progetto Paese, non l’ansia da prestazione di intervenire su tutto senza una visione ma solo per prendere dei like sui social. Questa legge di bilancio azzoppa Industria 4.0 ma regala soldi alle societa’ di calcio: puoi anche prendertela con l’inflazione ma se la politica economica la fai pensando a Lotito e non alla classe media e’ evidente che manca una strategia”.
Sulla durata dei governi, l’ex premier ha doti quasi profetiche: “Questo governo non supera il 2024. Troppo disunito, troppe polemiche, troppe tensioni. Quanto a Meloni premier dipendera’ molto da lei. Ha fatto una lunga marcia in dieci anni. Nelle ultime settimane mi pare abbia ingranato la retromarcia su tutto. Per lei il 2023 sara’ l’anno della verita’. Lo dovra’ affrontare senza il suo principale alleato, Enrico Letta. Senza la fallimentare strategia di Letta, Meloni non sarebbe mai arrivata a Chigi. Il congresso del Pd finalmente restituira’ Enrico ai suoi studi parigini ma privera’ Meloni del suo alleato piu’ solido”.
